| Il monastero italo-bizantino
di Grottaferrata, con l’annessa chiesa dedicata alla Vergine
Theotokos, è stato edificato sui ruderi di una villa
romana dai confratelli di s. Nilo da Rossano, giunti nel 1004 con
il loro Maestro sulle colline di Tusculum. Dopo la morte di Nilo
(26 settembre 1004), la direzione della comunità passò
ai discepoli Cirillo e, poi, Bartolomeo.
Quest’ultimo nel 1024 portò a compimento la costruzione
della chiesa, che una tradizione più tarda vuole sia stata
consacrata da papa Giovanni XIX.
La fondazione coincide con l’estinzione degli ultimi monasteri
greci di Roma, di cui in qualche modo questo monastero può
essere considerato l’ideale continuazione, assolvendo così
il ruolo storico di “polmone orientale” della Chiesa
romana, con la quale esso si è trovato ininterrottamente
in comunione gerarchica fino ai nostri giorni. |
La comunità monastica
ha osservato fin dalla fondazione, e tuttora osserva, il rito italo-bizantino
proprio dell’Italia greca. Si rese necessaria perciò
la costituzione di un centro scrittorio, che potesse assicurare
la produzione, la trasmissione, la conservazione e il rinnovamento
dei testi necessari alla formazione culturale e religiosa dei monaci.
Per assicurare l’indipendenza del monastero, Callisto II (1119-1124)
lo pose sotto l’immediata dipendenza della Sede Apostolica,
garantendogli uno stato giuridico molto simile al privilegio dello
stauropegion del diritto bizantino.
Tra alterne vicende, l’Abbazia mantenne questa fisionomia
fino al 1462, quando cadde sotto il regime della Commenda, che durò
fino agli inizi del XIX secolo. |