Durante tale periodo, il monastero e la chiesa subirono diverse trasformazioni che ne alterarono i tratti in modo irreversibile, e anche le peculiarità della liturgia e della vita monastica “bizantine” iniziarono lentamente a deteriorarsi, fino a richiedere nel 1881 l’intervento pontificio atto a correggere o ripristinare culto e disciplina orientali.
Per interessamento dei cardinali commendatari – da Bessarione di Nicea ai Colonna, ai Farnese, ai Barberini, al Guadagni – lavorarono a Grottaferrata celebri artisti, come gli Zuccari e il Domenichino, grazie ai quali il complesso abbaziale si configurò come un’unica grande raccolta artistica.
Con l’annessione di Roma e del Lazio allo Stato unitario, l’Abbazia venne dichiarata Monumento Nazionale nel 1873, e la comunità monastica vi rimase quale custode del Monumento stesso e del suo patrimonio.
Nel 1937 l’Abbazia è stata elevata al rango di Esarcato e costituita diocesi indipendente, di rito italo-bizantino, con estensione territoriale che coincide grosso modo con il perimetro delle mura di cinta. Al suo interno sono stati istituiti un Laboratorio per il restauro del libro antico, un Ginnasio-liceo parificato, un Seminario minore, un Museo con antichità greche, romane e medievali, e soprattutto la celebre Biblioteca che custodisce un pregevole fondo di manoscritti greci.


Basilica di S. Maria.

Abbazia di Grottaferrata
 
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